29
giu

Sono riva di un fiume in piena
Senza fine mi copri e scopri
Come fossi un’altalena
Dondolando sui miei fianchi
Bianchi e stanchi, come te – che insegui me.
Scivolando tra i miei passi
Sono sassi dentro te – dentro me
Se non sei tu a muoverli
Come fossi niente
Come fossi acqua dentro acqua

Senza peso, senza fiato, senza affanno
Mi travolge e mi sconvolgi
Poi mi asciughi e scappi via
Tu ritorni poi mi bagni
E ti riasciughi e torni mia
Senza peso e senza fiato
Non son riva senza te…

Tell me now
Tell me how am I supposed to live without you
Want you please tell me now
Tell me how am I supposed to live without you

Se brillando in silenzio resti accesa dentro me
Se bruciando e non morendo tu rimandi e accendi me
Stop burning me!
Dentro e fuori e fuori bruci
E ti consumi e scappi via
Stop bourning me!

Mi annerisci e ti rilassi e mi consumi e torni mia
Want you please tell me now
Tell me how am I supposed to live without you
No, please, don’t tell me now (touch me)
Tell me how am I supposed to live without you
No..
Please..
Don’t.

Forse l’errore sta nel cercare ancora una cosa così

24
giu

«Sbagliato», sussurrò al mio orecchio. «Sei assolutamente impresentabile. Nessuno dovrebbe essere così attraente: è una tentazione, non è giusto».

«Attraente come?», chiesi. «Posso cambiarmi…».

Fece un sospiro e scosse la testa: «Sei davvero assurda». Mi posò delicatamente le labbra fredde sulla fronte, e la stanza ini­ziò a girare. Il profumo del suo respiro mi dava alla testa.

«Mi concedi di spiegarti come mi stai inducendo in tenta­zione?», disse. La domanda era ovviamente retorica. Le sue dita scorrevano lentamente sulla mia schiena e il suo respiro si avvicinava, veloce, alla mia pelle. Tenevo le mani inerti sul suo petto e sentivo le gambe molli. Piegò lentamente la testa e con le sue labbra fredde toccò le mie per la seconda volta, con estrema delicatezza, dischiudendole appena.

A quel punto crollai.

«Bella?». Sembrava allarmato, mentre mi afferrava e mi sol­levava.

«Mi… hai… fatta… svenire». Avevo perso le forze.

«Ma cosa devo fare con te?!», esclamò esasperato. «La pri­ma volta che ti bacio, mi assali! La seconda, mi svieni tra le braccia!».

Mi feci sfuggire una debole risata, lasciandomi custodire dal suo abbraccio, mentre mi girava la testa.

«E meno male che sono bravo in tutto», sospirò.

«Questo è il problema», dissi, ancora intontita. «Sei troppo bravo. Troppo, troppo bravo».

«Ti senti male?», chiese. Mi aveva già vista in quello stato.

«No… non è stato affatto come l’altro svenimento. Non so cosa sia successo». Cercavo di scusarmi, scuotendo la testa. «Penso di aver dimenticato di respirare».

Potrei scusarmi per la monotematicità…

…ma anche no!